|
Non è un vaccino preventivo, come la maggior parte dei vaccini in commercio, ma -
caratteristica assolutamente innovativa - è somministrabile a scopo curativo a pazienti già
colpiti dalla malattia.
Ora, dopo anni di ricerche e grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Oncologia dei
Trapianti dell’Università di Pisa, è arrivata l’approvazione dell’Istituto Superiore di Sanità e
sta per iniziare la sperimentazione clinica sui pazienti.
|
|
|
Si tratta della prima sperimentazione clinica di un vaccino anti-tumorale a DNA
totalmente italiano.
Il vaccino terapeutico combatterà il linfoma Non-Hodgkins, che colpisce alcuni tipi globuli
bianchi, i “linfociti B”. Questi hanno il compito di reagire in modo specifico nei confronti di
qualsiasi agente estraneo al nostro organismo (antigene).
Ogni linfocita possiede sulla membrana una proteina, chiamata immunoglobulina, in grado di
riconoscere uno solo dei tantissimi antigeni che potrebbero penetrare nell’organismo. Linfociti
diversi hanno immunoglobuline diverse. Nell’insorgenza del linfoma Non-Hodgkin tutte le cellule
tumorali hanno origine da un singolo linfocita B che, “impazzendo”, si riproduce senza controllo.
Ecco quindi che il vaccino deve avere come suo specifico bersaglio l’immunoglobulina
accoppiata a quel linfocita B, inducendo, caso per caso, paziente per paziente, una risposta
immunitaria specifica contro la sola immunoglobulina tumorale.
Per questa ragione, sui pazienti verrà effettuato il prelievo istologico di alcune cellule
tumorali per individuare quale tipo di immunoglobulina è coinvolta, identificarne il gene che la
codifica e riprodurlo in laboratorio. Il vaccino a DNA risultante verrà iniettato sotto la cute con
una speciale pistola ad aria compressa.
Le “cartucce - vaccino”, costituite da microparticelle di oro rivestite con il materiale
genetico prodotto dall’ICGEB, verranno sparate all’interno delle cellule del derma e da lì
inizieranno a stimolare la reazione immunitaria anti-tumorale.
“In questo modo – spiega Oscar Burrone, artefice del progetto e responsabile del Laboratorio
di Immunologia Molecolare dell’ICGEB - ognuno potrà godere di una
cura altamente personalizzata realizzata su misura, come un vestito”. Inizialmente
verranno coinvolti solo 12 pazienti scelti tra quelli in cura presso il Dipartimento di Oncologia
dei Trapianti di Pisa, di cui è direttore il prof. Mario Petrini, responsabile clinico della
sperimentazione.
Il protocollo dell’esperimento prevede che i malati, una volta identificati, dopo il prelievo
vengano sottoposti alle consuete sedute di chemioterapia. Il vaccino verrà loro somministrato solo
dopo il pieno recupero dell’efficienza immunitaria.
Il vaccino, andando a stimolare la reazione immunitaria anti-tumorale, dovrebbe colpire le
cellule tumorali residue e prevenire un’eventuale ricaduta, frequente nei linfomi.
I risultati che emergeranno da questa prima fase di sperimentazione clinica sull’uomo saranno
importantissimi per poter valutare l’efficacia di questo tipo di vaccinazione e considerarne l’u
tilizzo anche in altri tumori, ad esempio quello alla mammella.
|