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CROMOC: una nuova classe di terapeutici anti-tumorali
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Continua l’impegno di Adriacell nella ricerca molecole più efficaci e terapie
meno dannose per l’organismo nella cura delle neoplasie
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La sfida da affrontare nello sviluppo di farmaci anti-tumorali è garantire la loro selettività
solo a danno delle cellule neoplastiche, consentendo trattamenti più efficaci e duraturi, ma anche
meno dannosi per l’organismo. L’obiettivo è arduo e la ricerca scientifica sperimenta di continuo
nuove strade per arrivare a terapie che diano il massimo del risultato con il minino rischio. I
trattamenti attualmente più utilizzati nella lotta contro i tumori sono la radio e la
chemioterapia, che, come noto, provocano danni anche al DNA delle cellule sane; il loro limite
principale sta nella bassa selettività e nei conseguenti effetti collaterali indotti.
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Per migliorare la selettività delle terapie tumorali Adriacell pharmaceutical, azienda impegnata
nella ricerca e nello sviluppo di agenti anti-tumorali, ha ideato e sviluppato le molecole CROMOC,
una nuova classe di terapeutici per la cura di tumori solidi, ossia le neoplasie che, almeno nella
fase iniziale, si sviluppano in un’unica area ben localizzata
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Si tratta di molecole in grado di sfruttare le caratteristiche peculiari delle cellule
tumorali, per agire in modo mirato e ridurre al minimo gli effetti tossici sull’organismo.
“CROMOC penetra attivamente nel nucleo delle cellule, si lega al DNA e lo taglia in punti
specifici - spiega la ricercatrice Elisa Margotti, tra coloro che lavorano al progetto -. L'aspetto
innovativo della terapia è rappresentato dalla capacità di colpire in maniera assai più puntuale le
cellule tumorali. Ciò garantisce alta efficacia a bassi dosaggi, effetti collaterali minimi e
prevenzione della resistenza al farmaco”.
Il principio attivo messo a punto nei laboratori di Adriacell prevede, infatti,
due livelli di selezione: il primo si innesca al momento dell’ingresso di CROMOC
nel nucleo cellulare, grazie alla presenza di una componente specifica che riconosce alcuni
recettori presenti sulla membrana cellulare e che risultano più numerosi nelle cellule tumorali
rispetto a quelle sane. Il secondo si attiva durante il processo di riparazione della cellula
colpita.
In questo modo un numero maggiore di molecole CROMOC entra nelle cellule tumorali. Queste si
replicano molto più velocemente di quelle sane, senza preoccuparsi di eventuali errori incorsi
durante la duplicazione del DNA.
I sistemi di riparazione delle cellule tumorali sono molto spesso difettosi e questo le pone
in una situazione di svantaggio nel tentativo di contrastare l’azione di CROMOC. Infatti, mentre le
poche cellule sane entrate in contatto con il principio attivo riescono a riparare efficacemente i
danni che molecole CROMOC possono avere causato nel loro DNA, le cellule cancerose si trovano a
fronteggiare un’azione ben più massiccia, disponendo di sistemi di difesa non all’altezza. Il
risultato di questa lotta impari è l’arresto della crescita delle cellule tumorali.
La classe di terapeutici messa punto da Adriacell è stata già sottoposta a test pre-clinci in
vitro e in vivo ottenendo ottimi risultati.
Conclude Elisa Margotti: “Speriamo di poter cominciare già tra qualche mese la produzione
farmaceutica del principio attivo, disponendo di una documentazione completa da sottoporre all´EMEA
(European Medicines Agency). A quel punto, una risposta favorevole ci permetterà di studiare CROMOC
in Fase 1 su pazienti volontari”.
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