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30 anni, 140 enti, aziende hi-tech e centri di ricerca insediati nel tempo:
alcuni sono falliti, altri, crescendo, hanno stabilito altrove le loro sedi produttive, altri sono
rimasti e tutti hanno trasferito i loro risultati nel mondo.
E lo fanno tuttora.
Negli anni migliaia fra scienziati, ricercatori, imprenditori e manager della ricerca e
dell'innovazione hanno lavorato sul
Carso per sviluppare nuove idee e trasferirle,
con successo, sul mercato e ai clienti finali.
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Ma sono ancora di più quanti hanno valorizzato i loro risultati fuori dal confine del parco
scientifico.
Il portato di tutto ciò, per quanto difficilmente quantificabile, ha al suo attivo diverse
voci: crescita di conoscenza, di immagine, di motivazione, di ritorni economici e occupazionali..
Sono voci difficili da stimare perchè la scienza, per incidere sulla vita di tutti i giorni,
deve diventare tecnologia ed arrivare a proporre innovazioni di prodotto e di processo, di metodi e
servizi. A sua volta l’innovazione, per realizzarsi, cioè per essere distribuita sul mercato e
apprezzata dai clienti finali, richiede che la scienza e la tecnologia si incontrino il prima
possibile con l’impresa. E’, infatti, il sistema imprenditoriale che trasforma le nuove conoscenze
in successi per tutti gli stakeholder. Un aspetto importante da considerare in questo percorso è
che, in genere, lo sforzo per portare sul mercato un’innovazione reale è superiore di uno o più
ordini di grandezza a quanto speso in denaro e cervello da scienziati e ricercatori. Ne consegue
che se, in origine, l’impatto dell’innovazione dipende dalle nuove conoscenze, negli step
successivi è il ruolo dell’imprenditore a diventare sostanziale: un’idea eccellente che incontri un
imprenditore inadeguato avrà ricadute scarse o nulle sul sistema economico. Naturalmente vale anche
il contrario: per una cattiva idea non c’è Re Mida imprenditore che possa trasformarla in oro. Ma
anche un imprenditore eccellente può non bastare. Usando una metafora, i termini del problema sono
chiari: ci vuole prima l’uovo, poi la gallina, quella giusta, che lo covi. E quando nasce il
pulcino, occorre l’ambiente giusto per farlo crescere sano e vigoroso. Se ciò accade, il successo è
condiviso fra uovo, gallina e ambiente. Così è per l’innovazione. Il suo successo dipende dall’idea
nuova, dall’imprenditore giusto e dal territorio in cui l’impresa può vivere meglio di quanto non
avvenga, in altri territori, per i suoi concorrenti. Il successo, quando arriverà, sarà di tutti e
non lo si potrà suddividere e attribuire con la bilancia del farmacista.
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